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LIBRI

Fontana M. (2017), La diagnosi e le sue implicazioni nella clinica psicoanalitica. Fioriti, Roma

Contributi di Maura Silvestri, Nancy McWilliams, Paolo Migone, Vittorio Lingiardi, Laura Muzi, Massimo Fontana, Mario Rossi Monti, Maria Luisa Tricoli e Salvatore Zito.

La diagnosi e le sue implicazioni nella clinica psicoanalitica è rivolto a studenti e professionisti della salute mentale interessati all’approfondimento del metodo clinico, applicato alla comprensione della soggettività del paziente e alla costruzione del rapporto terapeutico.

In un momento storico in cui la psicoanalisi è attraversata da un rinnovato interesse per la diagnosi clinica (si pensi al PDM, che giunge ora alla sua seconda edizione) questo libro presenta una serie di contributi volti a inquadrare il tema in una cornice teorica ed epistemologica appropriata e a esplicitarne il senso ai fini della comprensione del paziente e degli obiettivi terapeutici.

Come si colloca attualmente la diagnosi psicoanalitica in rapporto a quella psichiatrica, se si considera le crisi dei paradigmi di riferimento che hanno attraversato e che continuano a interessare queste discipline? Quali sono gli assunti di base che guidano il ragionamento clinico nella fase iniziale di conoscenza del paziente e dei suoi problemi? Che cosa ci dice la ricerca su alcune dimensioni fondamentali della personalità come la relazionalità e la definizione di sé? E quali le evidenze emergenti dagli studi sulla personalità del terapeuta in rapporto al processo analitico? Quale ruolo può assumere la diagnosi per quegli orientamenti della psicoanalisi contemporanea che mettono la relazione, più che le caratteristiche individuali, al centro del loro interesse?

A partire da tali questioni fondamentali, il volume dedica la sua attenzione al tema della diagnosi intesa come ricerca del significato e della funzionalità del disagio e della specifica organizzazione psicologica del soggetto, con uno sguardo a quelle che possono essere le implicazioni terapeutiche che, sebbene non prescrittive, è utile tenere presenti come riferimento per il lavoro con i diversi pazienti.

 

Corbelli L., Fontana M. (2016), Psicoanalisi e schizofrenia. Un quadro in divenire. FrancoAngeli, Milano

Contributi di Laura Corbelli, Massimo Fontana, Nancy McWilliams, Francesca Piazzalunga, Olga Spagnuolo, Salvatore Zito, Antonello Correale, Enrico Vincenti.

Il titolo di questo volume “Psicoanalisi e Schizofrenia”, conduce inevitabilmente verso due possibili riflessioni. Da un lato la domanda quasi obbligata di natura teorica: può dire davvero qualcosa la psicoanalisi in campo di schizofrenia, una sindrome ormai riconosciuta con implicazioni bio-genetiche nella maggioranza dei casi? La seconda di natura pratica: la psicoanalisi può davvero fare qualcosa in campo di schizofrenia? Il volume, affronta tali questioni sia dal punto di vista teorico sia da quello della pratica clinica, privata e istituzionale. Con il contributo di diversi autori in vario modo impegnati in questo ambito, il testo si sviluppa lungo le tematiche principali che caratterizzano il quadro “in divenire” fra psicoanalisi e schizofrenia: i rapporti con la ricerca biologica e le neuroscienze, la concezione dimensionale della psicosi, il lavoro clinico nella stanza d’analisi e nel contesto istituzionale (centri diurni, comunità terapeutiche).
Il testo è principalmente rivolto a psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e operatori della salute mentale che si confrontano con la patologia psicotica, sia nel contesto privato sia in quello istituzionale (servizi di salute mentale, centri diurni, comunità educative e terapeutiche, ecc.) e, più in generale, a tutti coloro che all’interno del loro percorso formativo desiderano approfondire le proprie conoscenze e competenze in questo campo.

 

Fontana M., Zito S. (2014) (a cura di), La patologia borderline in psicoanalisi. Modelli per l'intervento. FrancoAngeli, Milano

Contributi di Nancy McWilliams, Cesare Albasi, Federica Angeloni, Giorgio Campoli, Antonello Correale, Paolo Cruciani, Massimo Fontana, Vittorio Lingiardi, Giovanni Liotti, Mario Rossi Monti, Maria Luisa Tricoli, Salvatore Zito.

La tradizionale concezione psicoanalitica della patologia borderline, riferita ad una peculiare organizzazione strutturale della personalità, si confronta da tempo con quella di ambito psichiatrico (DSM, ICD), dove viene intesa come uno specifico disturbo di personalità. Con la pubblicazione del PDM (il primo manuale diagnostico condiviso dalle principali associazioni psicoanalitiche americane) e le recenti ricerche sui disturbi di personalità condotte dal gruppo di Shedler e Westen con la SWAP, si è rinnovato l'interesse per questo ambito diagnostico e per le implicazioni che le scelte teoriche di fondo possono avere per la psicopatologia e l'intervento clinico.  Il volume si avvale dell'apporto principale di Nancy McWilliams (che ha presieduto i lavori per l'Asse P del PDM) e di un gruppo di autori da tempo impegnati nel lavoro con i pazienti borderline, con l'intento di contribuire a fare chiarezza sui modelli attuali presenti nel panorama psicoanalitico e sulle loro implicazioni cliniche nei diversi ambiti e contesti di cura.  Il testo è principalmente rivolto a psicologi, psicoterapeuti, psichiatri e operatori della salute mentale che si confrontano con la patologia grave di personalità, sia nel contesto privato sia in quello istituzionale (servizi di salute mentale, centri diurni, comunità educative e terapeutiche, ecc.) e, più in generale, a tutti coloro che all'interno del loro percorso formativo desiderano approfondire le proprie conoscenze e competenze in questo campo.

 

CAPITOLI DI LIBRO

Fontana M. (2017), Introduzione a La diagnosi e le sue implicazioninella clinica psicoanalitica, Fioriti, Roma.

Quando si parla di diagnosi in ambito psicoanalitico si rischia sempre di fare confusione. Il termine in sé, il suo impiego nella pratica clinica e il concetto stesso vengono facilmente fraintesi, valutati superficialmente, dati per scontati nel loro significato. Questo avviene non per una loro scarsa importanza o per una marginalità del loro uso in psicoanalisi ma, al contrario, per la complessità del tema e la molteplicità di dimensioni, anche implicite, che entrano in gioco nella relazione analitica.

 

Fontana M. (2017), La diagnosi in psicoanalisi relazionale. In Fontana M. (a cura di) (2017), La diagnosi e le sue implicazioninella clinica psicoanalitica, Fioriti, Roma.

Vista con occhio interessato alla diagnosi, la psicoanalisi contemporanea presenta due tendenze opposte per ciò che riguarda l’importanza che tale elemento della clinica dovrebbe assumere nel pensiero e nella pratica dei terapeuti. Da un lato assistiamo ad un fiorire di studi, ricerche, riflessioni teoriche, strumenti clinici e pubblicazioni sempre più valide e condivise in ambito scientifico e che incontrano grande interesse tra i professionisti (i lavori di McWilliams, Shedler e Westen, l’OPD, il PDM, il prossimo PDM-2, e così via). Dall’altro, è una caratteristica di una parte importante del pensiero psicoanalitico moderno quella di considerare la relazione, piuttosto che il singolo individuo, come principale campo di indagine e di riflessione per ogni aspetto dell’attività clinica. Mitchell sosteneva che è il “campo di interazione” e non “l’individuo come entità separata” ad essere il vero oggetto di studio secondo questa prospettiva (1988, p. 5). Tale relativizzazione delle caratteristiche individuali a favore del contesto relazionale e della partecipazione del terapeuta alla generazione dei dati che si cerca di comprendere fa sì che l’argomento “diagnosi” non susciti generalmente grande interesse in questo ambito.

Quello che tuttavia bisogna chiarire è se tale disinteresse sia intrinseco a questa prospettiva, conseguenza necessaria dei suoi presupposti epistemologici e teorici, oppure frutto della scelta della maggior parte degli autori di concentrarsi sulla dimensione relazionale lasciando sullo sfondo il piano delle caratteristiche individuali, ma senza che ciò significhi che debbano considerarsi irrilevanti. 

  

Fontana M. (2017), So What? E le implicazioni cliniche? In Fontana M. (a cura di) (2017), La diagnosi e le sue implicazioninella clinica psicoanalitica, Fioriti, Roma.

In questo capitolo conclusivo del volume mi soffermerò su questo secondo aspetto, con alcune riflessioni su quelle che risultano essere le più comuni implicazioni cliniche della diagnosi considerate in psicoanalisi. Nonostante l’unicità e la specificità di ogni singolo rapporto analitico, la letteratura è piena di contributi relativi a ciò che può orientare la sensibilità dell’analista in base alle caratteristiche di personalità del paziente.  

 

Corbelli L., Fontana M. (2016), Introduzione a Psicoanalisi e schizofrenia. Un quadro in divenire. FrancoAngeli, Milano.  Leggi tutto ...

 

Corbelli L., Fontana M. (2016), Schizofrenia, correlati biologici e psicoanalisi. In Corbelli L., Fontana M. (a cura di) (2016), Psicoanalisi e schizofrenia. Un quadro in divenire. FrancoAngeli, Milano.

Abbiamo ritenuto utile partire dai principali elementi di discussione che animano il rapporto fra biologia e psiconalisi nello studio e nella clinica della schizofrenia, con l’obiettivo di evidenziare quale può essere una prospettiva corretta che non riproponga le vecchie contrapposizioni di bandiera e consenta un incontro fruttuoso fra queste due discipline. Alcuni degli argomenti che tocchiamo, che riguardano la concezione delle origini e dello sviluppo della patologia psicotica e l’approccio clinico alla luce delle cognizioni attuali (genetica, neuroscienze, psicoanalisi) verranno poi ripresi e approfonditi nei capitoli successivi. 

 

Fontana M. (2014), La patologia borderline come categoria nosografica utile per la psicoanalisi. In Fontana M., Zito S. (a cura di) (2014). La patologia borderline in psicoanalisi. Modelli per l’intervento. FrancoAngeli, Milano.

Il termine “borderline” ha sempre avuto un significato molteplice, in psicologia clinica e in psichiatria. Dopo i rapidi sviluppi della ricerca teorica ed empirica avvenuti a cavallo degli anni ’70, due sono le concezioni del termine “borderline”, che si sono affermate e tuttora convivono in psicopatologia. Da un lato, il concetto viene impiegato in senso categoriale per indicare una singola entità nosografica, uno specifico disturbo di personalità presente nelle classificazioni al fianco di altri, che possono risultare altrettanto gravi nella pratica clinica. Dall’altro, il termine viene utilizzato anche nel suo significato etimologico, per indicare un livello di gravità. In senso dimensionale, dunque, per descrivere un’organizzazione patologica di funzionamento, più grave di quella nevrotica ma meno di quella psicotica, che può essere presente in diversi stili di funzionamento e, quindi, appartenere a diverse categorie nosografiche. È in psicoanalisi che si è sempre teso a preferire questa seconda accezione del termine.
In questo contributo vengono ripercorsi alcuni dei passaggi fondamentali che hanno segnato l’evoluzione della ricerca empirica e teorica sulla patologia borderline. L'opinione dell'A. è che anche per la psicoanalisi sia necessario ed utile considerare con grande attenzione la patologia borderline come categoria nosografica; cioè, come specifico disturbo di personalità. Questo, sia per tenere conto delle principali evidenze di ricerca, sia per le implicazioni che esse hanno per la psicopatologia psicoanalitica. Nella seconda parte vengono approfondite tali implicazioni, con l’idea che la comprensione psicodinamica del nucleo psicopatologico del disturbo borderline, se tenuto in considerazione, possa avere delle ricadute vantaggiose sulla sistematizzazione delle conoscenze che riguardano i disturbi di personalità nel loro insieme. 

 

Fontana M. (2012), La psicopatologia in psicoanalisi della relazione. in Bozuffi F. Comprensione psicodinamica della psicopatologia in prospettiva relazionale. Universitas, Parma.

Come si può declinare la prospettiva relazionale sul versante psicopatologico senza rinunciare alla coerenza con i suoi presupposti epistemici e teorici di base, ma neanche alla ricchezza dei contributi forniti da oltre un secolo di tradizione psicoanalitica? Tenuto conto che la psicoanalisi relazionale non corrisponde ad una scuola di pensiero unico ma ad un insieme di voci accomunate da tali principi di base, è ovvio che al suo interno vi possano essere delle differenze nel modo di intendere le origini e la natura del disagio mentale. In questo capitolo vengono precisati alcuni punti che caratterizzano l’approccio relazionale americano, attraverso due dei suoi autori più rappresentativi (Mitchell e Bromberg), per poi entrare nel merito di una prospettiva relazionale che assume la teoria dei sistemi complessi come paradigma di base, e che mantiene il centro dell’interesse sul soggetto, inteso come sistema unitario in grado di auto-eco-organizzarsi: vale a dire quell’ottica che prende il nome di psicoanalisi della relazione (Minolli, 2009). Leggi tutto ...

 

Fontana M. (2009), Sviluppi recenti sulla diagnosi di personalità. Considerazioni sulla riclassificazione dei disturbi dovuta alle ricerche con la SWAP-200. in Bortoli R., Bova F. (a cura di). Personalità paranoide e psicopatica. Contributi alla patologia di personalità tra psichiatria e psicoanalisi. Borla, Roma.

Questo capitolo è dedicato ai risultati delle ricerche condotte con la SWAP-200, che hanno permesso di formulare definizioni dei disturbi di personalità, e dei relativi stili di funzionamento non patologico ad essi assimilabili, dotate di coerenza interna e di notevole fruibilità clinica. Dopo aver discusso alcuni degli aspetti fondamentali e dei vantaggi di questa metodologia, mi soffermerò sulla suddetta riclassificazione, per evidenziarne le implicazioni sul piano delle conoscenze di psicopatologia della personalità e tentare infine alcune considerazioni di natura teorica.

ARTICOLI

 

Fontana M. (2016), Tra meccanismo di difesa e conseguenza del trauma: una prospettiva relazionale sulla dissociazione. Relazione presentata al seminario dal titolo La dissociazione tra origini antiche e attuali scenario. Prospettive teoriche e cliniche in evoluzione, tenutosi a Roma il 21 e 22 maggio 2016. Leggi tutto ...

 

Quale rapporto esiste fra trauma e patologia dissociativa? Un’interpretazione superficiale dei dati epidemiologici e dei risultati delle ricerche empiriche sulle esperienze sfavorevoli infantili e sul loro impatto sullo sviluppo della patologia adulta può suggerire una relazione diretta di tipo causa-effetto. Dopo aver riassunto le posizioni teoriche riconducibili a Freud e Janet, l’autore propone di superare la dicotomia "conflitto-deficit" implicitamente presente in esse, considerando la dissociazione come una delle possibili modalità di funzionamento della mente; cioè, un processo attivo messo in atto dall’individuo in determinate condizioni, con determinate risorse e determinati vincoli che si generano nella relazione con l’Altro. [PAROLE CHIAVE: dissociazione, trauma, psicoanalisi relazionale.] Leggi tutto ...

 

 

Fontana M. (2015), L'isteria ai tempi del DSM-5: diagnosi obsoleta o risorsa per la clinica? Ricerca Psicoanalitica, 26, 1: 85-100. 

L’autore ripercorre i passaggi principali del percorso storico compiuto dalla diagnosi di isteria in psicoanalisi e in psichiatria, descrivendone le vicissitudini nel Manuale Diagnostico e Statistico del Disturbi Mentali, dal DSM-II (1968) al DSM-5 (2013). Nelle ultime edizioni (DSM-IV e DSM-5) il termine “isteria” è stato abbandonato e, con esso, anche la concezione unitaria di questa patologia, presente invece nella tradizione psichiatrica e psicoanalitica a partire dalle prime teorie moderne formulate dalla fine dell’800 (Briquet, Babinski, Bernheim, Charcot, Janet e Freud).
I derivati nosologici attuali, nel DSM, possono essere rintracciati in alcune categorie distinte, come il Disturbo di conversione, la Pseudociesi e i Disturbi dissociativi, oltre al Disturbo Istrionico di Personalità. Facendo riferimento ai contributi della psicoanalisi, l’A. individua nella tendenza a comunicare il disagio attraverso canali indiretti (corpo, stati di coscienza, emotività) il denominatore comune del funzionamento isterico, che giustifica il mantenimento di questa diagnosi come categoria concettualmente unitaria.
[PAROLE CHIAVE: isteria, DSM-5, somatizzazione, conversione.]

 

Fontana M. (2013). Commento a Beni F., La clinica della dissociazione farmaco-indotta: la pratica psicoanalitica in un caso di drug-addiction. Ricerca Psicoanalitica, 24, 2: 39-71.

 

Fontana M. (2012), La diagnosi in psicoanalisi relazionale. Una prospettiva unitaria. Ricerca Psicoanalitica, 23, 2: 73-100.

In questo articolo l’autore puntualizza gli elementi teorici, metodologici e clinici che rendono necessaria una considerazione rigorosa della diagnosi in psicoanalisi relazionale, e del particolare uso che di essa si può fare nella terapia, tenuto conto che da questo orientamento non è stata finora prodotta molta letteratura in merito. Nella prima parte del lavoro, anche avvalendosi dei recenti contributi di Albasi, Lingiardi, Shedler e Westen, viene ribadita la specificità della diagnosi psicologica rispetto alla diagnosi medica, la sua natura volta a cogliere l’insieme delle caratteristiche e del disagio psicologico delle persone piuttosto che a individuare malattie, e l’importanza di tenere conto di tutte le dimensioni conoscitive in gioco nel processo diagnostico, senza sottovalutarne alcuna: la dimensione nosografica (nomotetica), la formulazione del caso clinico (idiografica) e la dimensione relazionale (implicita). Nella seconda parte viene discusso quale può essere l’oggetto della diagnosi in psicoanalisi relazionale, sulla base del modo in cui viene concettualizzato l’individuo e il suo funzionamento normale e patologico secondo questa prospettiva. Secondo l’autore, i presupposti epistemici del modello relazionale non implicano necessariamente una visione della personalità caratterizzata da molteplicità delle configurazioni Sé/Altro. Al contrario, la teoria dei sistemi e il paradigma della complessità alla base dell’orientamento relazionale conducono ad una concezione della personalità intesa come sistema unitario, dotato di coerenza ed auto-organizzantesi all’interno del sistema sociale di cui fa parte. 
[PAROLE CHIAVE: diagnosi, formulazione del caso, psicoanalisi relazionale, molteplicità, dissociazione, Sé.]
 

 

Fontana M. (2008), La patologia borderline in psicoanalisi secondo una prospettiva relazionale. Ricerca Psicoanalitica, 19, 1, pp. 9-42.

In psicoanalisi, diverse sono le concezioni della patologia borderline che si sono susseguite nel tempo e che tuttora si confrontano in letteratura. In questo articolo, l’A. concentra l’attenzione sul disturbo borderline inteso in senso stret-to, come entità distinguibile dalle altre patologie gravi di personalità, al fine di coglierne la dimensione psicopatologica nucleare e di studiarne il significato da un punto di vista relazionale. 
Sulla base delle evidenze empiriche derivate dagli studi sulla popolazione ef-fettuati con la SWAP-200, viene ipotizzato che sia la disregolazione emotiva a rappresentare il disturbo di base che caratterizza la patologia borderline e da cui dipendono gli altri fenomeni come l’impulsività, i disturbi dell’identità e i di-sturbi cognitivi. 
È ampiamente riconosciuto che i processi di mentalizzazione e coscienza ri-flessiva sono fortemente coinvolti nello sviluppo delle capacità di regolazione emotiva, e che loro difetti o inibizioni sono alla base di grande parte della pato-logia grave. Secondo la prospettiva relazionale il Soggetto organizza attivamen-te il proprio sviluppo grazie alle risorse rese disponibili dalle transazioni con l’ambiente, e i diversi disturbi di personalità potrebbero corrispondere a modali-tà strutturate di organizzare l’esperienza, il senso di sé e la propria identità, ai fi-ni della migliore regolazione possibile. 
Secondo l’A. il disturbo borderline, in quanto patologia da disregolazione, potrebbe rappresentare l’espressione paradigmatica del fallimento di tali svilup-pi, in assenza di processi di riorganizzazione difensiva del senso di séLeggi tutto ...

RECENSIONI

Fontana M. (2006). Recensione de Psicoterapia psicoanalitica, di N. McWilliams. Ricerca Psicoanalitica, 17, 3: 375-379. Leggi tutto ...

Fontana M. (2010). Recensione de La psicoanalisi e i suoi confini, a cura di Giuseppe Leo, Ricerca Psicoanalitica, 21, 1: 121-125.

Fontana M. (2010). Recensione de Psicopatologia e ragionamento clinico, di Cesare Albasi, Ricerca Psicoanalitica, 21, 2: 125-128.

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